Il Carnevale di Pont-Saint-Martin

Il mito del Ponte del Diavolo tra storia, natura e riti alpini

La leggenda di San Martino e il Diavolo

La leggenda tradizionale del Carnevale di Pont-Saint-Martin racconta una storia che unisce fede, astuzia e fantasia popolare. Secondo il racconto, San Martino, vescovo di Tours, stava attraversando la Valle d’Aosta quando giunse al torrente Lys, reso impraticabile da una piena che aveva distrutto la passerella di legno usata dagli abitanti. Il paese desiderava un ponte solido e duraturo, ma non disponeva dei mezzi necessari per costruirlo.

Per aiutare la comunità, San Martino accettò un patto con il Diavolo: il ponte sarebbe stato costruito in una sola notte, in cambio dell’anima del primo essere vivente che lo avesse attraversato. Quando l’opera fu terminata, la mattina seguente, San Martino fece attraversare per primo un cane, attirandolo con un pezzo di pane o liberandolo da sotto il suo mantello. In questo modo risparmiò l’anima di un essere umano e beffò il Diavolo, che se ne andò furioso.

Questa storia, radicata nella memoria locale, è ancora oggi uno dei temi centrali del Carnevale storico di Pont-Saint-Martin, dove la leggenda viene raccontata, rappresentata e rivissuta ogni anno.

L’acqua, la Ninfa e il rapporto con la natura

Carnevale il ruolo della Ninfa

Accanto alla figura cristiana di San Martino e a quella del Diavolo, nel Carnevale di Pont-Saint-Martin compare anche una creatura profondamente legata all’acqua: la Ninfa del Lys. Secondo una versione del folklore locale, si trattava di una fanciulla che viveva nei pressi del torrente e che, in seguito a uno scontro con gli abitanti, avrebbe scatenato una piena violenta, muovendo le acque del fiume. Solo dopo le suppliche della comunità, secondo il racconto popolare, la Ninfa avrebbe risparmiato il ponte romano.

Questa figura fa parte del folklore della festa ed è rappresentata durante il Carnevale insieme agli altri personaggi. Nelle tradizioni popolari italiane e alpine, l’acqua e i corsi d’acqua sono spesso associati a figure femminili legate alla natura, come ninfe o fate d’acqua. Queste immagini riflettono un’idea antica: quella di un rapporto profondo, a volte fragile, tra l’uomo e il mondo naturale.

Queste narrazioni si intrecciano con credenze popolari più ampie, come l’uso rituale dell’acqua insieme alle piante in momenti particolari dell’anno. Un esempio diffuso nella tradizione italiana è l’Acqua di San Giovanni, preparata la notte tra il 23 e il 24 giugno immergendo erbe e fiori nell’acqua e lasciandola all’aperto per raccogliere la rugiada. Al mattino viene utilizzata come gesto simbolico di protezione e benessere.

Nel Carnevale di Pont-Saint-Martin, dunque, l’acqua del Lys non è solo un ostacolo naturale da superare, ma una forza viva con cui la comunità si confronta e dialoga. Attraverso la Ninfa, l’acqua diventa simbolo di rispetto, equilibrio e relazione con la natura.

Storia locale: Salassi, Romani e memoria collettiva

Nel Carnevale storico di Pont-Saint-Martin non compaiono solo figure leggendarie. La festa intreccia anche elementi reali della storia locale con miti e tradizioni popolari.

Il Ponte e la presenza romana

Il paese si sviluppò attorno a un ponte romano, famoso per la sua unica, imponente arcata di 35 metri, costruito nel I secolo a.C. lungo la via delle Gallie, che collegava la pianura padana alle regioni alpine. Questo ponte era un punto strategico di passaggio e di scambio tra popoli e culture diverse. Per ricordare questo passato, nel Carnevale compaiono personaggi come il Console romano, i Tribuni della plebe e le Guardie, che richiamano simbolicamente l’organizzazione civile e militare dell’antica Roma.

I Salassi: popolazione locale prima dei Romani

Prima dell’arrivo dei Romani, la Valle d’Aosta era abitata dai Salassi, una popolazione alpina che controllava i passi e le vie di comunicazione. La loro conquista da parte di Roma rientra nell’espansione romana verso nord, volta a garantire il controllo dei collegamenti commerciali alpini.

Memoria collettiva e festa popolare

Nel Carnevale, queste figure storiche non sono presentate come una lezione scolastica, ma come parte della memoria collettiva. La rievocazione coinvolge abitanti e visitatori, creando un legame continuo tra il passato antico della valle e le leggende che si sono stratificate nei secoli. Il risultato è un mosaico di storia, mito e tradizione, raccontato attraverso simboli condivisi e linguaggi accessibili.

I rioni del paese: le otto “Insulae”

Carnevale di Pomt Saint Martin

Per capire bene il Carnevale di Pont-Saint-Martin, bisogna conoscere le Insulae. Questa parola latina significa “isole” o “blocchi di case” e indica gli otto rioni (i quartieri) in cui è diviso il paese. Ogni rione ha il suo nome, il suo stemma e i suoi colori sociali, che vengono sfoggiati con orgoglio in contrasto con il rosso e il giallo, i colori ufficiali del Comune e dell’intero Carnevale

Le otto Insulae sono:

I rioni del Carnevale di Pont Saint Martin

Questi rioni sono il vero motore della festa. Gli abitanti di ogni zona si riuniscono per mesi per preparare i carri, cucinare e allenarsi per le gare. Non si tratta solo di una divisione sulla mappa, ma di un forte senso di appartenenza: durante il Carnevale, ogni abitante tifa con orgoglio per il proprio rione. È proprio questa sfida amichevole tra le Insulae a rendere la Corsa delle Bighe così emozionante e sentita da tutti.

La Corsa delle Bighe: memoria romana e reinterpretazione moderna

CARNEVALE  PONT SAINT MARTIN LA CORSA DELLE  BIGHE

Nel mondo romano la biga era un carro leggero a due ruote, guidato da un auriga e trainato da una coppia di cavalli. Progettata per la velocità e l’equilibrio, veniva impiegata soprattutto nelle competizioni dei circhi e nelle feste pubbliche, dove la corsa diventava spettacolo, abilità tecnica e dimostrazione di forza. Più che un semplice mezzo, la biga era un simbolo di prestigio e di competizione rituale.

Il Carnevale di Pont-Saint-Martin rielabora idealmente questa tradizione antica nella Corsa delle Bighe, una gara introdotta negli anni Ottanta per sostituire i vecchi giochi popolari e diventata nel tempo uno degli appuntamenti più rappresentativi della festa. L’ispirazione romana rimane evidente nella forma del carro e nella presenza dell’auriga, ma il contesto è quello di una competizione profondamente legata alla comunità.

Il percorso di gara si sviluppa lungo un tratto di strada in leggera salita, con un rettilineo e una curva che mettono alla prova resistenza, coordinazione e controllo. La corsa si articola in più fasi, culminando in una finale che assegna la vittoria tra le Insulae.

A differenza delle bighe antiche, trainate da cavalli, quelle di Pont-Saint-Martin vengono spinte da squadre di quattro partecipanti in costume, uomini o donne, che rappresentano il proprio rione. Ogni biga viene preparata con attenzione prima della gara: carro e auriga devono rispettare un peso complessivo stabilito, ottenuto anche tramite zavorra, per garantire condizioni di equità tra le squadre.

Da quel momento in poi, tutto si gioca sulla forza fisica, sulla velocità, sulla capacità dell’auriga di mantenere l’equilibrio e sull’intesa tra i componenti della squadra. Attorno al percorso, il tifo del pubblico accompagna ogni passaggio, trasformando la gara in un momento di forte partecipazione collettiva.

La Corsa delle Bighe non è solo una competizione sportiva, ma un rito che mette in dialogo passato e presente. Attraverso una forma ludica e spettacolare, il Carnevale rinnova il legame con la propria storia romana e lo restituisce come esperienza condivisa, in cui memoria, identità e festa si intrecciano.

Il rogo del Diavolo e il ritorno all’ordine

Il Carnevale di Pont-Saint-Martin si conclude con un momento fortemente simbolico: il rogo del Diavolo. Al termine dei festeggiamenti, la figura del Diavolo viene bruciata sotto l’arco del ponte romano, rievocando la leggenda di San Martino e sancendo simbolicamente la vittoria del bene sul male.

Il fuoco, presente in molte feste popolari, rappresenta luce e calore, richiama l’idea di purificazione, segna la chiusura di un ciclo e prepara il passaggio verso una nuova fase dell’anno. Nel contesto del Carnevale, il rogo segna la fine del periodo di festa, di eccesso e di sovversione dei ruoli, accompagnando l’inizio della Quaresima, tempo di riflessione e moderazione nella tradizione cristiana.

Durante il rogo finale, il fantoccio viene appeso esattamente sotto la chiave di volta dell’arco del ponte. È una visione molto suggestiva che sottolinea il legame tra l’architettura e il rito.

Non si tratta solo di una scena spettacolare, ma di un rito collettivo che coinvolge tutta la comunità, rafforza valori condivisi e lega il pubblico alla festa. Simili roghi rituali sono presenti in molte feste europee, dove bruciare una figura simbolica serve a lasciare alle spalle ciò che è considerato negativo prima dell’inizio di un nuovo ciclo.

Tra folklore e piaceri della tavola

Nate ai primi del Novecento con l’intento di rievocare la leggenda, le celebrazioni del Carnevale di Pont-Saint-Martin iniziano già la mattina dell’Epifania. Il 6 gennaio, alle 5:55, la banda musicale sveglia il paese suonando “La Diana”, l’inno ufficiale del Carnevale, segnando l’apertura ufficiale del periodo di festa.

Da quel momento, il paese viene animato da appuntamenti che uniscono tradizione, comunità e gastronomia. I protagonisti sono i rappresentanti delle insulae, che organizzano serate e iniziative, tracciando una vera e propria strada verso il Carnevale vero e proprio. Il cuore della festa si concentra tra il giovedì e il martedì grasso, con sfilate in costume, balli, la Corsa delle Bighe, una staffetta romana e numerosi momenti conviviali legati al cibo.

I protagonisti del Carnevale

A rendere vive le giornate di festa sono i protagonisti della leggenda, interpretati ogni anno da un cast diverso, scelto tra gli abitanti del paese. La presentazione del cast è uno dei momenti più seguiti, perché ogni edizione porta con sé volti nuovi ed emozioni diverse.

Particolarmente attesa è l’identità della ragazza che interpreta la Ninfa del Lys, collegata anche alla Fata di Colombera. Il suo nome viene tenuto segreto fino all’ultimo e annunciato pubblicamente, quando appare a sorpresa tra il pubblico.

A dominare la scena è però quasi sempre il Diavolo, personaggio esuberante e teatrale. Nella rappresentazione corre per le strade, urla, ride, disturba il corteo e provoca i figuranti, incarnando lo spirito irriverente tipico delle maschere carnevalesche. Nella tradizione locale viene descritto anche come particolarmente goloso di fagioli, un dettaglio ironico che richiama la grande fagiolata del lunedì grasso.

Il gusto che accompagna la fine della festa

Carnevale di Pont Saint Martin La fagiolata

Il lunedì grasso è uno dei giorni più amati dagli appassionati di cucina. Fin dalle prime ore del mattino, in piazza vengono messi sul fuoco grandi paioli di rame, dove cuociono lentamente i fagioli grassi, spesso accompagnati da salamini. È un rito collettivo che riempie il paese di profumi e richiama l’antica abitudine di offrire un pasto caldo a chi ne aveva bisogno.

Il Carnevale si conclude con un’ultima, apprezzata tradizione gastronomica: il mercoledì delle ceneri. In quel giorno, che segna l’inizio della Quaresima, gli abitanti di Pont-Saint-Martin salutano la festa distribuendo polenta e mërluss, un piatto a base di merluzzo sotto sale, cipolle, burro e polenta. Un pasto definito “di magro”, ma ricco e sostanzioso, che chiude simbolicamente il ciclo del Carnevale.

I ponti del Diavolo nel mondo: quando l’ingegno umano diventa leggenda

La leggenda dei ponti costruiti dal Diavolo non riguarda solo Pont-Saint-Martin. In molte regioni d’Europa e del mondo, comunità locali hanno creato racconti simili per spiegare ponti e opere ingegneristiche che, nel passato, apparivano difficili o impossibili da realizzare.

Queste storie seguono spesso uno schema ricorrente: il Diavolo propone di costruire il ponte in cambio dell’anima del primo essere vivente che lo attraverserà; al momento di rispettare il patto, gli uomini lo ingannano facendo passare un animale; il Diavolo, furioso, si ritira e il ponte resta.

Queste narrazioni non sono documenti storici, ma tradizioni popolari che raccontano lo stupore delle comunità di fronte all’ingegno umano.

Un mito europeo e universale

Le leggende dei ponti del Diavolo sono una delle forme più diffuse di narrazione popolare sul rapporto tra l’uomo e il soprannaturale. In questi racconti, il Diavolo rappresenta il pericolo e l’impossibile, mentre l’astuzia dell’uomo diventa simbolo di intelligenza e creatività. Il ponte, infine, non è solo un’opera materiale, ma un simbolo di passaggio, fiducia e superamento delle difficoltà.

Da Pont-Saint-Martin alle Alpi svizzere, dal Galles alla Slovenia, queste storie ricordano che costruire un ponte è sempre stato, oltre che un gesto pratico, un atto profondamente simbolico.


Nel prossimo articolo l’attenzione sarà dedicata al Carnevale di Verrès, una delle celebrazioni più emblematiche della Valle d’Aosta, tra rievocazione storica, simboli medievali e tradizioni popolari che ancora oggi animano le strade del paese, restituendo al presente un patrimonio culturale profondamente radicato nella memoria collettiva.

Sitografia e Fonti Ufficiali

Italia.it – Portale ufficiale del turismo italiano – Per l’inquadramento del Carnevale tra le tradizioni storiche d’eccellenza in Italia.

Sito ufficiale del Comune di Pont-Saint-Martin – Per i riferimenti storici istituzionali e le informazioni sul territorio.

Sito ufficiale del Carnevale Storico di Pont-Saint-Martin – La fonte principale per il programma, i nomi delle Insulae, il cast dei personaggi e i dettagli della leggenda.

LoveVDA – Carnevale Storico di Pont-Saint-Martin – Portale ufficiale del turismo della Valle d’Aosta, con approfondimenti culturali e turistici sulla festa.

IMMAGINI: https://www.carnevalepsm.it/base.asp

https://www.gliultimisegreti.it/category/leggende-tradizioni

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Eleonora Barmasse
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